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Emotivamente

Come nasce il tradimento?

Chi tradisce sceglie di vivere una sorta di compromesso tra il desiderio di fuggire la noia della routine e il bisogno che ha ancora dell’amore del partner.

Come nasce il tradimento?

Opera di Pietro Spirito (custodita da galleria piziarte.net )

Spesso quando si tradisce non viene messo in discussione il legame stabile, in quanto non si ha l’intenzione né la voglia di affrontare il peso psicologico di un distacco, che sarebbe troppo problematico e doloroso. Si potrebbe dire, in fondo, che il vero problema non sia il tradimento in sé, quanto la mancanza di comunicazione tra i due partner, che lo anticipa e ne prepara il terreno. Le crisi vanno vissute e non evitate

Perché si arriva a tradire? E’ sempre e solo una questione di noia o c’è anche qualcos’altro? Nella coppia stabile l’abitudine a stare insieme costituisce di per sé un valore positivo, che è la conseguenza di un’identità comune che si è costruita giorno per giorno insieme. Ma è anche vero che la quotidianità comporta il rischio della noia, della ripetitività e dell’assenza di sorprese o fantasia. Se i due partner evitano di mettersi in discussione per paura di dare al rapporto uno scossone destabilizzante, corrono seriamente il pericolo di vivere una relazione monotona. E così lasciano le cose come stanno, spostando tutta l’attenzione all’esterno, per esempio sul lavoro, sui figli, ecc. pur di non occuparsi dei problemi interni alla coppia. Questa situazione, che tende progressivamente a impoverire  il rapporto, può favorire in qualche modo il tradimento. Infatti, uno dei due può fuggire alla staticità e cercare gli stimoli e la “vita” in un’altra relazione, che gli faccia provare emozioni ormai dimenticate con il proprio partner. Nella maggior parte dei casi il movente del tradimento è proprio la ricerca di ciò che manca, ossia complicità, intimità, conferma della propria attrattiva e sostegno affettivo. Spesso, però, quando si tradisce non viene messo in discussione il legame stabile, in quanto non si ha l’intenzione né la voglia di affrontare il peso psicologico di un distacco, che sarebbe troppo problematico e doloroso. Chi tradisce sceglie di vivere una sorta di compromesso tra il desiderio di fuggire la noia della routine e il bisogno che ha ancora dell’amore del partner. Trova così la soluzione “nel mezzo”, un “equilibrio nel disequilibrio”, decidendo, più o meno lucidamente, di vivere entrambe le situazioni, accettando lo stress che ciò comporta, in cambio di una vita più eccitante e ricca di stimoli. L’infedeltà, al di là del fatto che sia lui o lei a tradire, è certamente un segnale che qualcosa non va all’interno della coppia. Il tradimento può nascere dalla delusione delle aspettative, dalla noia e dalla rigidità dei ruoli, dalla repressione continua dei propri desideri, dalla rabbia e dal risentimento che si accumulano e che rimangono inespressi. Dunque si tradisce per evasione, per rivincita, per ricerca di conforto, per ribellione oppure per compensazione. Si potrebbe dire, in fondo, che il vero problema non sia il tradimento in sé, quanto la mancanza di comunicazione tra i due partner, che lo anticipa e ne prepara il terreno. Le crisi vanno vissute e non evitate, mantenendo aperti i canali della comunicazione e affrontando i conflitti pur cercando di non farli diventare distruttivi. Chiaramente un tradimento è una realtà difficile da digerire, che procura al partner tradito una ferita narcisistica difficile da rimarginare. Qualche volta si può reagire con la rottura, altre volte questo evento può essere l’occasione per rimettere in discussione i propri ruoli all’interno della coppia e trovare una spinta per rinnovarsi e affrontare i problemi irrisolti. Se chi tradisce desidera recuperare il rapporto superando il momento di crisi, si trova di fronte al dilemma se sia meglio rivelare all’altro l’avvenuto tradimento oppure no, se confessare oppure tacere. Non esiste una regola valida per tutti: in questi casi, qualche volta la sincerità premia, altre volte distrugge irrimediabilmente la coppia. Sta all’interessato capire quando la verità può essere utile o quando invece può essere soltanto distruttiva.


BIBLIOGRAFIA 

F. Padrini. La vita di coppia. Edizioni Riza S.r.l. 2004.

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Tiziana Prencipe

Tiziana Prencipe

Il desiderio è una forza che ci attraversa. E’ diversa. Non è la forza dell’io semplicemente, ma è qualcosa di ulteriore rispetto all’io. E’ così che la psicologia mi ha trovato e io mi sono fatta trovare. Ho conseguito, quindi, la laurea in psicologia clinica e della salute a Chieti e, ben presto, la specializzazione in psicoterapia presso l’Istituto Riza di medicina psicosomatica di Milano. Non solo una preparazione professionale, ma un vero e proprio percorso interiore. Ho ottenuto poi un master in perizia e psicologia giuridica e attualmente svolgo la libera professione in qualità di psicologa e psicoterapeuta, esperta in tecniche di rilassamento a mediazione corporea e tecniche immaginative.  Al contempo sono relatrice in numerosi convegni, corsi e dibattiti su tematiche di psicologia. Una mente e dunque un corpo. Un corpo danzante, una passione chiamata ballo: per anni atleta agonista della federazione italiana danza sportiva. Quando qualcuno rinuncia ad ascoltare la chiamata del proprio desiderio, lì la vita si ammala.

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