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L'ulcera? Succede quando ci rivoltiamo contro noi stessi

Un caso emblematico: da bambina era spontanea e creativa, ma da adulta Marianna è costretta a “mandar giù” infiniti bocconi amari che provocano l’intensa protesta del suo intestino.

L'ulcera? Succede quando ci rivoltiamo contro noi stessi

Opera di Sarah Bowyer (galleria piziarte.net)

Quando si parla di ulcera, più precisamente ulcera peptica, si fa riferimento alla perdita di sostanza della mucosa della parte alta dell’apparato digerente. Si distingue in ulcera gastrica e ulcera duodenale, a seconda della zona interessata. Insorge quando il succo gastrico diviene troppo acido ed erode la mucosa. Da un punto di vista psicosomatico, è l’aggressività rivolta contro se stessi. Vi porto il caso di Marianna. Trentacinquenne, capelli neri, viso spigoloso e trucco deciso. Veste abiti dal taglio maschile e dai colori molto scuri. Dopo aver insistito a lungo per fissare un appuntamento, il giorno concordato arriva fortemente in ritardo, ma la cosa sembra non infastidirla affatto. Così entra senza neppure scusarsi, si siede con arroganza e comincia a raccontare di sé. <Lavoro in amministrazione per un’importante azienda del territorio. Un lavoro duro ed intenso. E’ come scendere in battaglia ogni giorno>. E la sua battaglia quotidiana si combatte anche sul piano fisico: a 19 anni le hanno infatti diagnosticato una gastrite, trasformatasi cinque anni dopo in un’ulcera duodenale. Un bruciore continuo ed esasperante. A nulla sono servite le terapie farmacologiche e così, ormai stanca, mi ha contattato per una psicoterapia. <Fin da piccola sono stata una bambina combattiva, ho sempre detto ciò che mi passava per la testa, non c’era mai verso di farmi stare zitta!>. Per un attimo il suo viso sembra quasi distendersi, persa com’è nei suoi ricordi, <ma poi ho smesso di farlo>. <Mi piaceva dipingere, aspettavo con ansia le belle giornate per poter uscire con l’album e i colori e perdermi nei paesaggi e nelle bellezze dei tramonti, ed ero anche molto brava tanto che sognavo di farne una professione>. Poi invece, in seguito alla morte del padre, Marianna deve lasciar perdere ogni sogno e rimboccarsi le maniche per contribuire al mantenimento della famiglia. Cominciano i primi dolori gastrici, Marianna si arrende ad un destino che non sente minimamente suo e anche il matrimonio viene vissuto un pò come un’imposizione: una bocca in meno in famiglia da sfamare. La sua vita diviene un susseguirsi di cambiamenti imposti da altri: fare la moglie, la madre (un ruolo che non ha mai sentito suo), assumere un atteggiamento mascolino, rinunciando alla propria femminilità e alla passione per la pittura per poter competere con i colleghi in azienda. Marianna ha sempre accettato tutto silenziosamente, ma ora comincia a sentirsi stanca di tutto questo lottare e vorrebbe tanto potersi sentire meglio. Dopo alcuni incontri, la terapia si orienta all’utilizzo di sedute di distensione immaginativa, una specifica tecnica di rilassamento strutturato in grado di agire sia a livello somatico sia a livello psicologico. Le prime volte Marianna è molto silenziosa, trattiene persino il respiro e dice di vedere tutto nero, ma poi, continuando in maniera lenta e progressiva, la paziente si apre fino a diventare briosa e loquace. Da questo momento in poi tutto ciò che di “indigesto” aveva dentro incomincia ad affiorare. Questa fase della terapia risulterà altamente significativa, proprio perchè Marianna comincia a tirar fuori tutti i bocconi amari che aveva dovuto mandare giù, riguardanti sia l’ambiente familiare che professionale. Ecco allora che Marianna sta meglio e si presenta ai successivi appuntamenti confessando che i fastidiosi bruciori vanno migliorando. Anche il suo abbigliamento, da tanto tetro che era, diventa caldo e colorato. Sorridendo poi, svela di aver ridipinto anche tutta la casa con colori caldi, cominciando proprio dalla sua stanza. Ebbene, una psicoterapia può rivelarsi molto utile. Qualsiasi intervento farmacologico non sarà mai del tutto efficace, se non accompagnato da un profondo cambiamento psichico ed emotivo.

BIBLIOGRAFIA

Dizionario di Medicina Psicosomatica. Edizioni Riza S.p.A. 2012. 

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Tiziana Prencipe

Tiziana Prencipe

Il desiderio è una forza che ci attraversa. E’ diversa. Non è la forza dell’io semplicemente, ma è qualcosa di ulteriore rispetto all’io. E’ così che la psicologia mi ha trovato e io mi sono fatta trovare. Ho conseguito, quindi, la laurea in psicologia clinica e della salute a Chieti e, ben presto, la specializzazione in psicoterapia presso l’Istituto Riza di medicina psicosomatica di Milano. Non solo una preparazione professionale, ma un vero e proprio percorso interiore. Ho ottenuto poi un master in perizia e psicologia giuridica e attualmente svolgo la libera professione in qualità di psicologa e psicoterapeuta, esperta in tecniche di rilassamento a mediazione corporea e tecniche immaginative.  Al contempo sono relatrice in numerosi convegni, corsi e dibattiti su tematiche di psicologia. Una mente e dunque un corpo. Un corpo danzante, una passione chiamata ballo: per anni atleta agonista della federazione italiana danza sportiva. Quando qualcuno rinuncia ad ascoltare la chiamata del proprio desiderio, lì la vita si ammala.

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