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Che cosa fa di una madre una buona madre?

Per madre non dobbiamo intendere solo colei che genera biologicamente. E’ bene anzi mettere in risalto soprattutto la sua funzione materna.

Che cosa fa di una madre una buona madre?

Opera di Georgia Antinoro (galleria piziarte.net)

La madre è colei che accompagna il bambino nel mondo e che gli rimanda il primo sguardo su di sé, fondamentale nella costruzione del proprio senso di identità.

Se c’è un concetto in psicologia usato fino all’abuso, è quello della madre. In un modo o nell’altro, prima o poi, alla madre è attribuita una quantità di colpe. Questo perché la diade madre-figlio è riconosciuta come una delle relazioni più significative, in quanto originaria. Come primo riferimento proiettivo, la madre può essere buona o cattiva, ideale, persecutoria o fallica in base a come la mente infantile la visualizza, talvolta incoraggiata dalla personalità reale della madre. Negli anni, J. Bowlby, R.A. Spitz e D. W. Winnicott, che sono stati tutti grandi psicoanalisti, hanno condotto studi approfonditi sull’angoscia di separazione e sulle conseguenze della privazione materna dovute all’assenza definitiva o temporanea della madre, o alla sua incuria rispetto al nutrire, abbracciare, sorridere e scaldare che, oltre una certa soglia, comporta effetti irreversibili nello sviluppo della personalità. Per madre, quindi, non dobbiamo intendere solo colei che genera biologicamente. E’ bene anzi mettere in risalto soprattutto la sua funzione materna, che assume un importante significato simbolico. La madre è colei che accompagna il bambino nel mondo e che gli rimanda il primo sguardo su di sé, fondamentale nella costruzione del proprio senso di identità. Secondo Massimo Recalcati, tra i più noti psicoanalisti italiani, la madre svolge un ruolo essenziale già dalle prime fasi di vita. E’ infatti la prima soccorritrice, colei cioè che accoglie le prime urla del bambino. E’ accoglienza pura. E così fa coincidere la funzione materna all’immagine delle mani che sostengono e si prendono cura della nuova vita. Il secondo carattere fondante del materno è il volto, che nei primi mesi di vita rappresenta tutto il mondo. E’ infatti l’unica cosa che il bambino riesce a vedere. Nello sguardo materno, egli si rispecchia. Se sereno, aperto e soddisfatto, dimostra quanto quel bambino esistesse già nel desiderio materno. Invece, all’opposto, se depresso, cupo o spento, rimanderà al bambino un’immagine di sé come non degno di amore. Così, quelle che saranno l’autostima, la sensazione di valere o di essere desiderati nascono da ciò che il bambino ha letto nel volto materno. L’essere umano cresce e si sviluppa quando si sente nel desiderio della madre e non in una maternità fatta di regole e comportamenti conformati. La madre è colei che sa rendere e fa sentire ogni figlio unico ed insostituibile. Ed ognuna lo fa a modo proprio. Per questa ragione non c’è un modo univoco di essere madre, ma esistono diversi modi di esserlo. Un altro importante elemento che caratterizza il materno è il seno, che rappresenta l’allevamento ma anche il sacrificio della madre. Il bambino ha bisogno di essere nutrito e la madre col seno risponde a questo bisogno impellente. Ma il seno può essere anche il segno della presenza amorevole della madre, motivo per cui il bambino lo cerca anche quando non ha fame. Che cosa fa allora di una madre una buona madre? Sempre secondo Recalcati, se la madre è, come abbiamo detto, il primo soccorritore che soddisfa i bisogni primari, per essere una buona madre deve continuare anche a essere donna, ad amare il mondo e a non fare del proprio figlio l’unico centro di interesse. Le madri che si sacrificano per la vita del figlio tendono anche a inglobarne l’esistenza, come in un’eterna gravidanza. Sono quelle che lo psicoanalista chiama madri coccodrillo, che cioè fagocitano, con le fauci aperte, la vita dei propri figli. La frequenza è più alta nelle società in cui padri incarnano la legge-norma e in cui le madri incarnano la cura. Tali madri sono la psicopatologia della maternità del passato patriarcale. Le madri narcise sono, invece, la psicopatologia della maternità moderna. Se le prime inglobano i figli, le seconde li rigettano perché troppo occupate a perseguire il successo nel lavoro o le relazioni personali. Il precario equilibrio tra l’essere troppo poco e l’essere troppo, va detto, comunque, che è l’essenza di ogni donna-madre. Anche se raramente si riscontra nella vita reale, è consigliabile che ci sia moderazione. Per tentare di raggiungerla, è necessaria l’integrazione di queste due anime del femminile, appunto della donna e della madre. 

Auguri a tutte le Mamme! 

BIBLIOGRAFIA

Umberto Galimberti. Dizionario di psicologia. Istituto Geografico De Agostini S.p.A. Novara 2006.
Massimo Recalcati. Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno. Feltrinelli, Milano 2015. 

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Tiziana Prencipe

Tiziana Prencipe

Il desiderio è una forza che ci attraversa. E’ diversa. Non è la forza dell’io semplicemente, ma è qualcosa di ulteriore rispetto all’io. E’ così che la psicologia mi ha trovato e io mi sono fatta trovare. Ho conseguito, quindi, la laurea in psicologia clinica e della salute a Chieti e, ben presto, la specializzazione in psicoterapia presso l’Istituto Riza di medicina psicosomatica di Milano. Non solo una preparazione professionale, ma un vero e proprio percorso interiore. Ho ottenuto poi un master in perizia e psicologia giuridica e attualmente svolgo la libera professione in qualità di psicologa e psicoterapeuta, esperta in tecniche di rilassamento a mediazione corporea e tecniche immaginative.  Al contempo sono relatrice in numerosi convegni, corsi e dibattiti su tematiche di psicologia. Una mente e dunque un corpo. Un corpo danzante, una passione chiamata ballo: per anni atleta agonista della federazione italiana danza sportiva. Quando qualcuno rinuncia ad ascoltare la chiamata del proprio desiderio, lì la vita si ammala.

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