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E tu arrabbiati, arrabbiati pure, ma con moderazione

Se in modo costruttivo e utile alla tua crescita personale, eviti che il rancore si accumuli e si traduca anche in disturbi fisici.

E tu arrabbiati, arrabbiati pure, ma con moderazione

Opera di Gabriele Talarico (custodita da galleria piziarte.net )

La rabbia, se ben direzionata, è evolutiva. In caso contrario, quando gestita male, repressa o manifestata in modo troppo violento, è ovviamente dannosa e distruttiva.

La rabbia è un’emozione naturale, un mezzo di sopravvivenza e di resistenza di fronte al rischio di essere sopraffatti. Quando ci arrabbiamo, sentiamo montare dentro di noi un’energia che vorremmo sfogare su qualcosa o qualcuno. Però poi, nella maggioranza dei casi, ci tratteniamo, perché così ci indica di fare la morale comune. Ma questo non vuol dire che venga cancellata, anzi è un fuoco che resta acceso in noi. L’istinto che ci porta alla collera fa parte del lato ombra di ciascuno di noi che chiede di essere compreso ed integrato alla luce del sole. Infatti, finchè la rabbia rimane oscura, repressa e sottratta dalla coscienza, rischia di diventare un impulso pericoloso, che apre le porte alle tante malattie psicosomatiche. Come abbiamo visto in altre e precedenti circostanze, le pulsioni soffocate, difatti, trovano sempre un modo tortuoso per manifestarsi. Solo guardando il lato oscuro dentro di noi e accogliendolo si può diventare consapevoli delle potenzialità energetiche delle nostre emozioni e dei nostri istinti. Se li ascoltiamo e li lasciamo agire ci guidano a realizzare davvero noi stessi. Dunque la rabbia, se ben direzionata, è evolutiva. In caso contrario, quando gestita male, repressa o manifestata in modo troppo violento, è ovviamente dannosa e distruttiva. Quali allora le sue funzioni principali?

1.Difesa. Permette di reagire alle situazioni che interpretiamo come una mancanza di rispetto e di considerazione. Ci spinge a rispondere alle aggressioni fisiche o verbali.

2.Autoaffermazione. Alzare la voce è un modo per farsi ascoltare, quando siamo convinti che ciò che stiamo dicendo sia giusto o ci battiamo per affermare i nostri diritti.

3.Autostima. Rispondere ad attacchi e provocazioni vuol dire tutelare la nostra identità, facendo presente all’altro che esistiamo e che la nostra sensibilità conta come la sua.

4.Segno di potere. L’aggressività evidenzia i ruoli di potere. Con la rabbia si può sopraffare qualcun altro e assoggettarlo al nostro controllo. 

E’ interessante dire, inoltre, che la rabbia si può esternare in modi molto diversi. Ci sono forme attive, che si esprimono con parole o comportamenti aggressivi, come parlare in modo pungente, alzare la voce o le mani o distruggere oggetti. Esistono anche espressioni di rabbia passiva, che permettono di manifestare il nostro dissenso in maniera indiretta, ad esempio tenedo il muso, stando in silenzio e mostrandoci poco collaborativi. Oppure attraverso quelli che Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, chiamava “atti mancati”: per esempio, ci dimentichiamo della commissione per l’amico che si ricorda di noi solo al momento del bisogno. Il primo passo da fare è ascoltare cosa la rabbia vuole dirci, come abbiamo detto sopra. Significa quindi prendere atto delle esigenze di cui si è fatta espressione essa stessa. Il secondo passo è trovare sfogo a questa energia. I metodi per manifestarla in modo sano sono molteplici. Uno è quello di dedicarsi ad un’attività fisica come la corsa, il nuoto o il ciclismo. Se non ne abbiamo la possibilità, possiamo anche solo semplicemente camminare. Questo perché, quando facciamo movimento, il corpo rilascia endorfine, mediatori chimici che agiscono sul cervello, in grado di migliorare l’umore e farci sentire più sereni e tranquilli. Possiamo anche fare ricorso alle tecniche di meditazione e di rilassamento così da ritrovare calma ed equilibrio psicofisico. La respirazione, per esempio, se fatta in maniera controllata e profonda, rallenta il battito cardiaco, stabilizza la pressione e rilassa il corpo. E ancora, l’energia della rabbia può perfino diventare espressione artistica. Basta scegliere la forma che a noi risulta più facile e spontanea da praticare: il disegno, la musica, il ballo, il canto, la scultura o la creazione di oggetti. Impegnarsi in un’attività aiuta per di più a distogliere la mente dai pensieri ripetitivi e dai rimuginii che mantengono l’ira continuamente viva. Buon allenamento della rabbia a tutti! 

BIBLIOGRAFIA 

Come gestire la rabbia in 7 lezioni. Edizioni Riza S.p.A. 2017. 

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Tiziana Prencipe

Tiziana Prencipe

Il desiderio è una forza che ci attraversa. E’ diversa. Non è la forza dell’io semplicemente, ma è qualcosa di ulteriore rispetto all’io. E’ così che la psicologia mi ha trovato e io mi sono fatta trovare. Ho conseguito, quindi, la laurea in psicologia clinica e della salute a Chieti e, ben presto, la specializzazione in psicoterapia presso l’Istituto Riza di medicina psicosomatica di Milano. Non solo una preparazione professionale, ma un vero e proprio percorso interiore. Ho ottenuto poi un master in perizia e psicologia giuridica e attualmente svolgo la libera professione in qualità di psicologa e psicoterapeuta, esperta in tecniche di rilassamento a mediazione corporea e tecniche immaginative.  Al contempo sono relatrice in numerosi convegni, corsi e dibattiti su tematiche di psicologia. Una mente e dunque un corpo. Un corpo danzante, una passione chiamata ballo: per anni atleta agonista della federazione italiana danza sportiva. Quando qualcuno rinuncia ad ascoltare la chiamata del proprio desiderio, lì la vita si ammala.

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