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Le nuvole parlanti

Silvia Ziche, la disegnatrice che ha piegato Diabolik e che alle donne dice "E noi dove eravamo?"

Artista eclettica, anzi caleidoscopica Silvia Ziche, disegnatrice, autrice, con una sua visione del mondo e dell'estetica fumettista. Una visione che mostra da anni e che non teme di applicare nemmeno ai "Sacri Graal" del fumetto: si pensi alle sue interpretazioni dei personaggi Disney e di Diabolik.

Silvia Ziche, la disegnatrice che ha piegato Diabolik e che alle donne dice "E noi dove eravamo?"

In fondo il suo successo dipende proprio da questo: la Ziche non si adegua, al contrario, utilizza la sua ironia e la sua vena satirica senza risparmio.

Chi di noi fan ha letto il suo libro "Diabolik sottosopra" sa di che sto parlando: nelle storie di quel volume l'autrice prende in giro con eleganza il nostro criminale in calzamaglia, mettendo l'accento sulla sua assoluta mancanza di ironia. Anche con il mondo Disney non viene a mancare questa sua capacità di cogliere le sfumature dei personaggi, le loro debolezze, rendendoli più simpatici. Inoltre il suo tratto (riconoscibile a colpo d'occhio, sai subito che stai leggendo una sua storia) ha alleggerito e modernizzato sia i paperi che i topi. Parlerei adesso del suo lavoro legato al personaggio più conosciuto, "Lucrezia", le cui vignette sono pubblicate su molte testate italiane e che è l'evoluzione della sua prima eroina, quella Alice le cui strisce abbiamo in tanti letto su Comix. 

Tanti i libri su "Lucrezia", sulle sue sventure sentimentali, sui chili di troppo, la ricerca continua del Principe Azzurro, ma l'ultimo, "E noi dove eravamo?" è a parer mio il suo lavoro migliore. In questa graphic l'autrice, con dovizia di riferimenti storico letterari sociologici, si interroga sulla condizione femminile dalla preistoria attraverso le vicende delle antenate di Lucrezia. Il suo messaggio alle donne coglie nel segno: bisogna agire, recuperare il tempo perduto, studiare ed essere curiose, recuperare il tempo perduto. Qualche nota biografica su Silvia Ziche: appassionata di fumetto sin dall'infanzia, vocazione disnayana, coltiva la passione e esordisce giovanissima sulla rivista Linus. Tra i suoi maestri Giovan Battista Carpi, Giorgio Cavazzano, Romano Scarpa. Da anni collabora attivamente con la Disney Italia, dal 1991 sotto la guida di Carpi, in particolare per Topolino. La Ziche ha collaborato anche con Comix e Cuore, con Smemoranda, realizzando vignette satiriche in collaborazione con Maurizio Minoggio, in parallelo si afferma come vignettista satirica pubblicando le strisce di Lucrezia su Donna Moderna. E' autrice di graphic novel con i suoi personaggi Alice e Lucrezia.

Salve Silvia ,innanzitutto mi permetta di farle i complimenti per il suo lavoro. La seguo da anni e lei ha uno stile che mi piace molto. Per iniziare vorrei parlare del suo primo incontro con il fumetto. Si ricorda il primo che ha letto?

Il primo fumetto che ho letto era Topolino. Anzi, non l’ho letto, l’ho guardato, perché ancora non ero in grado di leggere. Ho imparato proprio sulle sue pagine. Sono proprio caduta dentro alle vignette, ricordo ancora quanto mi piacevano quei disegni, mi sembrava quasi di essere al cinema. Era un universo fantastico che si apriva, tutto per me.

Come è iniziato il suo percorso professionale? Ha frequentato una scuola di fumetto oppure è autodidatta?

Ho fatto studi artistici, ma non attinenti al mio lavoro. Un istituto d’arte, indirizzo ceramica, e un corso di grafica. Ho avuto i consigli di vari professionisti, ma direi che sono autodidatta.

Lei ha uno stile ben definito, subito riconoscibile, come è arrivata a definire il suo tratto? Chi sono, se ci sono stati ovviamente, gli autori che in qualche modo l'hanno influenzata?

Lo stile è una cosa che si definisce negli anni, con il lavoro. All’inizio semplicemente non c’è. C’è sicuramente la preferenza per un tipo di disegno o un altro, ma solo lavorando si delinea, con il tempo, la direzione giusta da prendere. Si capisce che è meglio assecondare il proprio talento, fare quello che ci viene meglio, piuttosto che forzarsi in direzioni che non ci sono congeniali. E allora si trova quello che può diventare uno stile. Gli autori che mi hanno influenzata sono tanti, rischio di dimenticarne alcuni. Sicuramente ci sono Giorgio Cavazzano, Silver, Bonvi, Grazia Nidasio, Claire Bretecher, Charles Schulz, Bill Watterson, Albert Uderzo...

Secondo lei, la si può definire una fumettista pop? A ben pensarci, lei collabora con Topolino, Diabolik e ha un personaggio, Lucrezia, amatissimo e le sue vignette sono spesso su alcune tra le riviste più lette.…

Forse non sono la persona giusta per definirmi… Sono poco obiettiva, nei mei confronti. Diciamo che cerco di fare cose divertenti, prima di tutto. E poi cerco di affrontare anche temi complicati, ma in maniera semplice. Cercando di non essere superficiale.

Sta per arrivare il famoso 8 marzo, festa della donna, ho avuto modo di leggere da poco il suo libro "E noi dov'eravamo", l'ho trovato pungente oltre che ben fatto, personalmente lo ritengo uno di quei libri che sarebbe necessario leggere per riflettere sulla condizione femminile. Come è nato questo libro?

L’idea c’era da parecchio tempo. Mi ero accorta che nei libri di storia si trovavano pochissime donne, e che fino a qualche tempo fa nessuno dava troppo peso alla cosa. Volevo approfondire sia il motivo della loro scarsa presenza, sia il motivo per cui ci sembrava una cosa normale. Mi rendevo conto che non sarebbe stata una cosa facile, quindi per un po’ ho rimandato. Alla fine mi sono decisa: ho letto un sacco di libri e saggi, ho preso appunti per un paio d’anni. E poi sono partita. Ho cercato di raccontare cose terribili in tono lieve. Ma è tutto documentato, non ho inventato niente. E’ sicuramente il libro che mi è costato più fatica, ma anche quello di cui sono più orgogliosa. 

Parlerei adesso del suo incontro con i personaggi Disney. Come è arrivata a lavorare per Topolino? Lei ha dato un nuovo tratto, una nuova definizione ai paperi e ai topi, devo ammettere che la prima volta che ho letto una sua storia mi sono meravigliata che ciò potesse avvenire, credevo che l'universo disneyano fosse meno propenso al cambiamento.…

Sono arrivata alla Disney molto giovane, grazie alla segnalazione di Giorgio Cavazzano. Penso che il mio entusiasmo giovanile mi abbia portata a cercare di forzare un pochino gli schemi. L’incoscienza dei vent’anni ha fatto il resto. Mi sembrava tutto normale: che io fossi lì, che cercassi di scrivere e disegnare le storie che pensavo fossero divertenti. Insomma, non mi sono posta i problemi che mi porrei adesso. 

Parlando della Disney, vorrei chiederle quale tra i personaggi femminili preferisce, io personalmente adoro la sua versione delle papere, l'avventura in città di Brigitta Paperina Miss Paperett e Nonna Papera mi ha fatto divertire moltissimo. 

Quelli che preferisco in assoluto sono quelli testardi, ossessivi: Amelia e Brigitta su tutte. Ma anche Trudy, e Paperina quando si fissa un’idea in testa e niente può distoglierla dai suoi obiettivi.

Ovviamente tra i miei libri non poteva mancare il Diabolik visto da Silvia Ziche. Come le dicevo, sono sua grande fan, mi diverte molto la sua interpretazione dei personaggi, ne ha colto la mancanza di ironia. Non ha sentito una grande responsabilità nell'avvicinarsi a una icona del fumetto italiano? 

Sì, è molto difficile avvicinarsi a un personaggio così iconico e celebre. Pensavo di non essere in grado. Quello che mi ha convinto è stato l’entusiasmo e l’appoggio del direttore di Diabolik, Mario Gomboli. Allora ci ho provato. Ho cercato un segno che fosse diverso da quello più comico che avevo sempre usato. Un pochino più realistico, però senza cercare di scimmiottare un tipo di disegno che non mi sarebbe stato congeniale. E poi  mi sono accorta che Diabolik, che si prende così sul serio e non ha il minimo senso dell’umorismo, era perfetto per delle storie comiche. Devo dire che, grazie anche ai testi di Tito Faraci e Mario Gomboli, mi sono divertita un sacco a disegnare lui e Eva Kant.

Era una lettrice di Diabolik?

Sì, lo leggevo, anche se non con continuità. Adoravo Sergio Zaniboni, un disegnatore gigantesco, avevo molti degli albi disegnati da lui. Negli ultimi anni lo leggo con assiduità, mi ci sono affezionata.

Lei, come dicevamo, ha uno stile molto definito. Come si è trovata nell'affrontare stilisticamente sia il mondo Disney che Diabolik?

Sono felice di avere avuto l’opportunità di mettermi alla prova con Diabolik. Mi sono forzata a trovare un segno diverso da quello che mi veniva ormai in automatico.  Anche il segno che uso per Lucrezia è diverso da quello disneyano. Ora, quando mi metto al tavolo da disegno, mi “programmo” secondo quello che dovrò affrontare durante la giornata, non è un  problema passare da un tipo di disegno all’altro. 

Parlerei adesso di "Lucrezia": si tratta di un personaggio autobiografico? 

La considero una sorella con un gran caratteraccio, o una versione paradossale di me. Parte sicuramente dal mio punto di vista, dalla mia esperienza. Ma non direi che è autobiografico: attraverso di lei non ho mai raccontato niente che mi sia realmente accaduto. Ho preso tante suggestioni, ma poi ho frullato tutto, e cercato di raccontare qualcosa di più universale della mia esperienza personale.

Collabora spesso con Tito Faraci, le storie nelle quali collaborate sono molto belle e si avverte una affinità elettiva tra i vostri stili… 

Sì, lavoriamo molto bene insieme. Abbiamo un senso dell’umorismo compatibile. Le sue storie mi fanno ridere, quindi parto con il piede giusto nel disegnarle. E lui sa che, con me ai disegni, può anche esagerare un po’, io comunque riuscirò a seguirlo. Penso che le nostre capacità, quando lavoriamo insieme, non si sommino ma si moltiplichino. E, se ci divertiamo noi nel realizzare una storia, si divertirà sicuramente anche chi la leggerà.

Lei è decisamente una autrice poliedrica e divertente. Quanto è importante la capacità di saper e far ridere (con intelligenza) in questi tempi così oscuri? 

Sono tempi veramente terribili, anche perché ci eravamo illusi che il mondo avesse raggiunto un suo equilibrio, non eravamo più preparati ad affrontare delle catastrofi come pandemie e guerre. E lì è impossibile usare il senso dell’umorismo, semplicemente non si può. Però nella vita l’ironia, il senso dell’umorismo sono fondamentali per non soccombere alla tristezza e allo stress. Per non lasciarsi demotivare.

Quali sono i suoi progetti futuri? 

Ora sto lavorando a un libro per Feltrinelli Comics, ma è ancora in fase troppo embrionale per poterne parlare. E poi continuo a lavorare per Topolino, e a realizzare le vignette di Lucrezia per Donna Moderna. Più varie ed eventuali, se capitano.

Un messaggio per le donne in occasione della loro festa? 

Dico a tutte, giovani e meno giovani, di studiare, di coltivare i propri talenti, di essere curiose. Per troppi secoli la cultura ci è stata vietata. Mi sembra che sia il momento di recuperare tutto il tempo perduto.

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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