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Le nuvole parlanti

Dai Pink Floyd a "La SMAgliante Ada", il mondo a fumetti di Danilo Deninotti

Classe 1980, nato in un piccolo paesino in provincia di Cuneo, vive e lavora a Milano: Danilo Deninotti è uno di quegli autori che riescono ad elevare il fumetto, portarlo oltre il puro intrattenimento

Dai Pink Floyd a "La SMAgliante Ada", il mondo a fumetti di Danilo Deninotti

Da alcuni anni sceneggia storie per “Topolino”, ma è molto conosciuto anche per essere l'autore di due graphic novel che hanno avuto un bel successo: "Kurt Cobain - Quando ero un alieno" e "Wish you were here, Syd Barrett e i Pink Floyd" .

Si parla tanto del fumetto come letteratura disegnata, Pratt in particolar modo incarnava quest'idea per cui il linguaggio sequenziale era equiparato al narrativo. Sono passati anni, decenni, eppure sembra che ancora esistano dubbi sulla vicinanza tra queste due forme di racconto. E' vero che adesso alcuni fumettisti sono star da prima serata, penso a Gipi, altri riscuotono successi strepitosi tanto da vedere le proprie opere immortalate in punti importanti delle città, come Zero Calcare, ma ancora esiste una distanza che separa. Il fumetto di certo è linguaggio intermediale, possiede sia il codice linguistico della letteratura che la sequenzialità del cinema e, ovviamente, l’attenzione figurativa delle artivisive tradizionali.

Danilo Deninotti è uno di quegli autori che riescono ad elevare il fumetto, portarlo oltre il puro intrattenimento, che non è assolutamente un difetto, ma non deve essere l'unico scopo di questa forma d'arte, bensì una delle tante sfaccettature. I libri di Deninotti trattano di argomenti che fanno parte del nostro vissuto storico, Kurt Cobain e la generazione anni 90, il periodo psichedelico dei Pink Floyd, le inchieste sui temi della migrazione fino ad arrivare alle tematiche della disabilità affrontate ne "La SMAgliante Ada". Danilo, classe 1980, nato in un piccolo paesino in provincia di Cuneo, vive e lavora a Milano. Da alcuni anni sceneggia storie per “Topolino”, ma è molto conosciuto anche per essere l'autore di due graphic novel che hanno avuto un bel successo: "Kurt Cobain - Quando ero un alieno" e "Wish you were here, Syd Barrett e i Pink Floyd" . Per Pagina99, insieme a Giorgio Fontana e Lucio Ruvidotti ha pubblicato un omaggio a Miles Davis e i reportage "Quei vuoti a perdere nel cuore di Milano" e "Al gelo fra i clochard". Nel 2019 viene contattato per mettere insieme un team per il progetto "La SMAgliante Ada", un fumetto per bambini pensato per far conoscere l’atrofia muscolare spinale senza usare pietismi e luoghi comuni. Di Danilo colpisce, oltre la sua indubbia capacità e bravura nello scrivere, il suo essere uomo attento ai problemi che ci circondano, all'attualità, e alla sua forza nel voler contribuire con il suo lavoro a rendere questo mondo un posto migliore.

Danilo qual è stato il tuo primo approccio con il fumetto?

Il primo ricordo che ho, legato al fumetto, è attraverso le pagine de Il Giornalino, ero un gran appassionato di Pinky; ma seguivo anche gli altri personaggi e le storie che stavano all'interno, come quelle di Lucky Luke. Ricordo anche che da bambino, ogni sabato andavo in biblioteca e recuperavo un albo di Asterix. Pian piano, li ho letti tutto. Così come un'altra costante della mia infanzia è stato Topolino. Era mia sorella ad essere abbonata e attendevo che lei lo leggesse per poterlo prendere in prestito. Poi c'è stato un buco. Durante l'adolescenza sono passato alla mera narrativa; ma ho ripreso ad appassionarmi di fumetti quando è arriva la Coconino di Igort.

Come è iniziata la tua carriera nel mondo delle nuvole parlanti?

Quando studiavo a Bologna è esplosa la mia passione per la scrittura e il mondo editoriale. Erano anni, quelli, in cui Internet non era ovviamente quello che viviamo ora, e con alcuni amici abbiamo fondato una rivista letteraria, Eleanore Rigby. Finita l'università mi sono spostato a Milano, e la rivista ci ha seguiti. Nel frattempo, poi, mentre muovevo i primi passi nel mondo della comunicazione e della pubblicità, ho cominciato a studiare sceneggiatura da autodidatta. Ho man mano ideato e proposto diversi progetti, fino a quanto uno di questi ha visto la luce. Si trattava di un progetto a fumetti su Kurt Cobain.

Un graphic novel edito da Edizioni BD che ha riscosso un notevole successo...

Per la nicchia del fumetto, sì. "Quando ero un alieno" racconta principalmente l’infanzia e l'adolescenza del frontman dei Nirvana, fino alla formazione della band, prima del successo. Una scusa per raccontare anche una storia altra; la ricerca che più o meno tutti, intorno a quell'età, tentiamo per trovare persone a noi simili, affini. Il libro è andato effettivamente oltre ogni aspettativa, ha venduto molto bene qui ed è stato tradotto in parecchi paesi. Cosa che mi ha permesso di proporre il mio secondo progetto: il graphic novel su Syd Barrett. 

“Wish You Were Here, Syd Barrett e i Pink Floyd” che hai realizzato con Luca Lenci…

Dopo il libro su Cobain, che parlava del periodo precedente al grande successo, con la graphic novel su Barrett ho voluto invece toccare le problematiche che possono nascere dopo il successo. A questo libro devo anche un'altra svolta della mia carriera: l'ingresso come sceneggiato a Topolino. Tito Faraci, che allora gestiva e faceva da editor un gruppo di nuovi autori per il settimanale, lesse il libro e mi chiese se mi andava di cimentarmi con storie di Paperi e Topi. Ovviamente, iniziai immediatamente a inondarlo di soggetti.

Sei anche un autore molto impegnato sui temi sociali…

Con due amici e colleghi — Giorgio Fontana e Lucio Ruvidotti — nel 2014 abbiamo unito le forze e creato una sorta di collettivo per dedicarci, attraverso il fumetto di realtà, a indagare alcuni temi che ci ossessionavano. La prima persona che ci ha spinto e appoggiato è stata Alessandro Leogrande, allora responsabile dell'inserto culturale di Pagina99. E proprio per Pagina99 abbiamo realizzato alcuni reportage a fumetti sugli spazi abbandonati a Milano, il mondo dei senzatetto (sempre qui a Milano), e una storia su un borgo recuperato da un gruppo di ragazze dalle mie parti, in provincia di Cuneo. Poi, mentre stavamo lavoravamo a un nuovo progetto sul mondo delle baraccopoli kenyote, Tito Faraci è diventato responsabile della collana Feltrinelli Comics, ci ha chiesto se avevamo una proposta per lui, e i pianeti si sono allineati. Perciò siamo partiti per Nairobi unendoci a una missione umanitaria di Rainbow for Africa e abbiamo realizzato il reportage a fumetti: Lamiere, storie da uno slum di Nairobi.

Nel tuo percorso professionale c'è non solo l'impegno sui diritti umani, ma anche per le tematiche riguardanti l’inclusione e la didattica. Vorrei parlare della "SMAgliante Ada" e di come sei arrivato a questo progetto.

Nell'autunno del 2019, sono stato contattato da SEC & Partners, la società di che si occupa della comunicazione istituzionale di Roche Italia. Vista la mia esperienza sia nel mondo del fumetto di intrattenimento per l'infanzia che in quello del fumetto impegnato su temi sociali; mi è stato proposto di mettere insieme un team che potesse realizzare questo progetto così speciale.

Dai libri su Cobain e Barrett, si capisce che la musica è una componente importante nella tua vita, ma che rapporto hai con lei?

Sono un ex capellone degli anni 90! Sono cresciuto con quel tipo di musica, il rock alternativo che poi mi ha aperto la finestra su tutto il resto. Ancora oggi ascolto un sacco di musica tutti i giorni e quasi tutto tutto il giorno, spesso e volentieri proprio mentre lavoro.

Hai mai il "terrore della pagina bianca"?

Non posso permetterlo. Lavorando anche con la scrittura nel mondo della comunicazione, devi essere pronto sempre. E, ovviamente, più scrivi più sei allenato. Così, anche se hai una giornata storta, il tuo “muscolo” dedicato alla scrittura è allenato, e la prestazione la porti a casa comunque. Per quanto riguarda il resto della mia scrittura, ovviamente finisco anche io, spesso, in vicoli ciechi. Ecco, quando ccade: meglio meglio mollare e non incaponirsi; fare altro. Spesso proprio mentre si è impegnati a fare altro che il problema si dipana e si trova la soluzione o l'idea giusta. Credo poi sia anche importante avere degli orari precisi, o quantomeno una certa routine lavorativa. Del resto, se anche gente come Nick Cave ha un appartamento con il pianoforte e ci va a suonare tutti giorni seguendo orari d'ufficio...

Hai un consiglio da dare a chi vuole intraprendere una carriera come sceneggiatore?

Banalmente, se vuoi scrivere devi leggere tanto; sempre. E se vuoi scrivere per il fumetto, devi allenarti a guardarlo. Perché questo tipo di scrittura è imprescindibile dall'aspetto visivo. Si scrive per una messa in scena disegnata. Quindi bisogna allenarsi a osservare ogni dettaglio, ogni scelta registica, ogni inquadratura, ogni spazio bianco. E chiedersi il perché di quelle scelte.

Ho notato che ti piace il lavoro in gruppo...

Sì, credo di funzionare al meglio in una situazione di lavoro collettivo. Soprattutto in fase di ideazione; poi, chiaramente, la scrittura di per sé è un fatto privato e solitario. Forse mi piace il lavoro creativo di gruppo perché sono cresciuto in paesino di ottocento abitanti in cui, della mia età, eravamo solo in quattro. Lavorare insieme ad altri permette di aprire sempre porte inaspettate ma coerenti, di avere accesso a visioni nuove, alternative. Banalmente, di buttare un'idea sul tavolo e sapere anche di poterla migliorare.

Nella scrittura hai un modello di riferimento?

Il mio lavoro autoriale è principalmente legato alla sceneggiatura, ma credo che il mio mondo di lettore sia composto principalmente da narrativa e saggistica. Sono chiaramente legato, per questioni anagrafiche, all'esplosione di una certa narrativa americana; ma con il tempo ho cercato di affinare il mio orizzonte di autori di riferimento, spostando di volta in volta, di curiosità in curiosità, il baricentro geografico in varie parti del globo. Al momento, mi accorgo ora, che sto leggendo molte autrici del centro e dell'est Europa. Se devo farti qualche nome prettamente fumettistico, oltre ovviamente i grandi maestri, il mio riferimento contemporaneo è un certo tipo di narrazione in qualche mondo legata alla realtà, all'auto-fiction o al reportage. Quindi ti dico Toffolo, Peeters, Davodeau, Sacco, Delisle, Thompson...

A parte le sceneggiature per Topolino sei soprattutto conosciuto per le tue graphic novel; ma sei mai tentato dalla serialità?

Mai dire mai, ovviamente. Ma ho sempre faticato, da lettore, con la serialità. Per dire, a parte qualche eccezione o periodo della mia vita in cui sono andato sotto con alcune storie in particolare, non sono neanche un grande consumatore di serie tv.

Come vedi il futuro del mondo del fumetto?

Tralasciando il mondo manga, che è il vero mattatore degli ultimi anni, se resto nell'ambito del fumetto da libreria, mi piacerebbe accadesse qualcosa di nuovo in termini di formato. Forse noi autori ci siamo già in qualche modo stufati del formato graphic novel. Ma è evidente che — sebbene si parli di una costante crescita del segmento — siamo ancora in una nicchia di mercato. E forse per anni ancora, quello del libro a fumetti sarà l'orizzonte più battuto. Anche perché la grande massa di lettori è evidentemente ancora ben al di là dall'essere conquistata. Ragionando sempre in quest'ottica, la mia speranza è che il mondo della produzione di libri a fumetti non finisca (come già in parte è, purtroppo) per strabordare nella sovrapproduzione, per stare al passo delle mere logiche distributive. Banalmente perché è davvero triste vedere tantissimi libri con — spesso e volentieri — tirature basse costretti a i cicli di vita di pochi mesi. Un mix deleterio, perché si finisce per produrre tanti libri che arrivano a pochissime persone.

Di recente sei stato relatore in un incontro dell'Università di Foggia dedicato al fumetto come strumento per l'inclusione. Con Ada hai anche la possibilità di confrontarti con la realtà scolastica, quanto è importante il ruolo della scuola nel far e nel comprendere il valore pedagogico del fumetto?

Il ruolo della scuola è fondamentale. Se pensiamo a quei Paesi in cui il fumetto è parte integrante della cultura “ufficiale” — come in Francia, in cui esiste per esempio una realtà specializzata come la Revue Dessinée che, però, conta decine di migliaia di abbonati — lo è perché è un tipo di intrattenimento che accompagna i lettori da sempre. Anche grazie alla scuola, e all'educazione al fumetto che viene fatta. Il fumetto diventa così naturalmente una delle scelte che si hanno quando ci si vuole intrattenere. Nessuno si “vergogna” di leggere fumetti. E nessuno si sogna di considerarlo il fratello scemo del cinema o della letteratura.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Attualmente stiamo lavorando al terzo volume de Le Avventure della SMAglianta Ada e, con Giuliano Kanjano, siamo impegnati in un'inchiesta sui richiedenti asilo, che speriamo vedrà la luce durante il 2022.

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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